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Di passaggio a Dublino

Piccoli strani dettagli che ho notato mentre vagavo per la città.

I semafori contano i secondi al verde ed intanto fanno strani suoni; i suoni sono tutti tratti da Space Invaders, l’apice è lo sparo quando scatta il via libera.

I dublinoidi (dubliners) hanno costruito il palo della luce più alto che abbia mai visto, e l’hanno piazzato in mezzo alla strada più grande che avessero; non c’è scritto sopra nulla, non c’è un cartello che te spieghi cosa sia. Ci sono passato accanto due volte —toh, un cilindro di ferro— prima di alzare lo sguardo per vedere se fosse un piedistallo di qualcosa e scoprire che sfuggiva un centinaio di metri verso l’alto. Di notte si illumina solo in cima, a guisa di bacchetta magica, manca solo la stellina.

Qua avevano due fiumi, poi gliene è sparito uno, ora sotterraneo. Sono usciti una sera dal pub (come nazione) e non c’era più, con grande gioia del castello senza più difesa e della cattedrale “dell’isola” senza più isola.

Hanno troppi autobus, apparentemente vuoti a qualsiasi ora.

Hanno uno museo che pubblicizzano come “Dead Zoo”, ed i manifesti fanno piangere i bambini. E’ un buon ripiego se ti sei dimenticato di dar da mangiare alle bestie dello zoo vero.

All’aeroporto di Dublino nessun negozio vende chewing-gum, è vietato.

Hanno le braccine corte per quanto riguarda il wifi, ma non possono nulla contro un Dreadnaut con un pomeriggio libero.

Di dreadnaut

Dreadnaut è un anziano signore che si lamenta dei giovani sugli autobus —insomma, è una vergogna— ed osserva il mondo che passa. Scrive di tanto in tanto su R'Lieh, ma è di casa altrove.

4 risposte su “Di passaggio a Dublino”

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