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Black Hat SEO

C’era una volta il meta tag…

SEO, SEF, SERP quante misteriose keyword per descrivere gli argomenti del web marketing.
Un mondo che dipende dal(la?) volubile Google e dai suoi simpatici algoritmi di posizionamento.

Come sicuramente saprete di stabile e fisso c’è solo il PageRank. Google per accontentare i suoi utenti apporta peridoicamente leggere modifiche, l’ultima delle quali ad esempio è la velocità del caricamento delle pagine o meglio la leggerezza della pagina stessa.

Sembrano passati eoni da quando Altavista indicizzava allegramente migliaia di pagine su Geocities, che avevano più testo dentro i tag meta, che nelle pagine stesse.

Nel caso dobbiate malauguratamente occuparvi di qualche sito aziendale, ricordatevi e cercate di spiegare con i termini più facili queste tre basilari concetti.

  • Non c’è nè il manuale delle ricette SEO (se c’è, è già vecchio)
  • Puoi investire qualche centinaio di euro al mese nei programmi AdWords di Google ooppure in quelli dei competitors che ti portano un po’ di click giornalieri in più, ma per avere dei risultati decenti dovresti investirne migliaia al giorno
  • Di certo c’è solo la morte ma come saprete “In strani eoni anche la morte (e Google) possono morire

La checklist delle cose da fare:

  • controllare tutte le cose visibili ed invisibili di una pagina web: url, tutti i tag meta, eventuali script che generino link dinamici a siti strani (ci sono molti tool che lo fanno in automatico per voi)
  • gestire e pubblicare la sitemap sui tools webmaster di Google
  • linkare eventuali mappe direttamente al sito che vi interessa
  • verificare con Google Analytics quali siano le keyword di riferimento e quali siano le principali fonti di guadagno
  • riportare le url vecchie in caso di modifiche/aggiornamenti di server e/o sito stesso.

Personalmente applicando le semplici raccomandazioni qui sopra riportate, ho ottenuto nel mio piccolo un grande successo di posizionamento.
E se siete troppo pigri, non ci volete capire nulla di tutto ciò e volete la pappa pronta?
Beh ci sono web agency che dovrebbero fare al caso vostro, proponendovi soluzioni tutto compresoa prezzi più o meno decenti.

Come spiega questo articolo interessante

È possibile fare tutto ciò anche internamente (all’azienda, ndA), ma sono necessarie risorse dedicate. In particolare, in un piccolo team, è probabile che tutti siano impegnati con il proprio “vero” lavoro ed i compiti di SEO rischino di essere ignorati.
Il mio suggerimento è quello di rivolgersi ad un professionista esterno quando non è possibile dedicare una risorsa interna al SEO o quando si entra come nuovo player in mercato affollato e si ha bisogno di visibilità elevata velocemente. Un buono specialista di SEO può gestire il nostro sito e il suo rank in modo veloce ed efficace, togliendoci il problema di dover provare ad imparare tutto di notte.

Oppure…

Esiste l’arte esoterica del Black Hat Seo, una sorta di hacker che però vede i frutti del suo lavoro a volte dopo settimane se non mesi.
La filosofia del Black Hat è questa: se non riesco a vincere io la gara, perchè non azzoppare gli avversari?
E’ un’attività impegnativa e i risultati non sono mai garantiti, a meno che non abbiate moooolti soldi o qualche amico in Russia, Cina o Sud America che vi possa trovare una server farm pirata per distruggere l’indicizzazione del nemico.
Ma attenzione! E’ anche una procedura altamente illegale, con parecchi rischi anche sul penale.

E in futuro?

  • Investire parecchio per supportare tutti gli apparecchi mobile (cellulari, netbook, smartphone, televisori con connessione ad internet, etc etc)
  • Utilizzare con cautela le reti sociali (c’è scritto anche nell’articolo)
  • Molto probabilmente gli spider di Google investigheranno nei nuovi tag creati da HTML5 per trovare qualcosa di decente anche nei contenuti multimediali. Qualcosa Google fa già con i componenti swf di Flash, ma è veramente poca robba.

Seguirà prima o poi una digressione sull’indicizzazione e le statistiche di R’lieh stesso.

Di abdul

Abdul Alhazared, a.k.a. Al Azif, ha circa 1000 anni e gironzola su vari piani dell'esistenza. Dopo aver scritto il Necronomicon si è dedicato alla tecnologia e alla scienza, muovendosi di tanto in tanto in Europa.

6 risposte su “Black Hat SEO”

«Puoi investire qualche centinaio di euro al mese nei programmi AdWords di Google»

Mi sono scoperto a cliccare molto spesso gli adverts di facebook invece, se dovessi spendere in pubblicità credo i soldi andrebbero a loro.

«gestire e pubblicare la sitemap sui tools webmaster di Google»

poco utile, e lungo e noioso.

Invece potete linkare la Sitemap: mysitemap.xml direttamente in robots.txt

e non dimenticate che google ora supporta sitemap TESTUALI, e sì sono file di testo con una url per riga, OMG FFS BBQ

i tool sono comodi per guardare come sono messe le pagine web dopo un po' che sono in giro. insomma, ripsondono alla domanda "MA SONO INDICIZZATO O NO" senza scervellarsi in query.

«Investire parecchio per supportare tutti gli apparecchi mobile»

Questo è uno svacco di soldi asinino

Perché? Perché il mercato mobile mi diviene rilevante quando appunto mi permette di fruire del web senza costringere nessuno a CONVERTIRLO TUTTO E PREDIGERIRLO PER ME.

Per esempio, se avessi un iphone, caricassi una pagina e vedessi che è tailored per iphone penserei che mi stanno nascondendo qualcosa che è sul loro VERO sito, asd. Ok, io sono paranoico duro, ma il sottile feeling di venire ghettizzato c'è.

Concludendo il precedente commento:

L'investimento nel mobile è l'investimento in web designer che sappiano fare design abbastanza fluidi da non far venire l'orchite ad un utente di telefonino l'attuale corsa all'offerta di una full mobile experience è uno dei tanti tipici momenti di TOTALE MANCANZA DI SENNO che tanto bene fanno alla nostra economia ed alla bella nomea del mercato tecnologico. 😐

Condivido.. alla faccia del corriere della sera e della gazzetta dello sport che mi fanno siti alternativi per il mobile… A PAGAMENTO!!! Ma siamo scemi? Dovrei pagare perchè accedo da mobile? Fortuna che passando da anonymouse non si accorgono che sono mobile e accedo al sito "normale".. cose da pazzi comunque..

Specifichiamo: la versione mobile del Corriere della sera è gratuita; l'applicazione del Corriere è a pagamento, e devi pagare pure per accedere alla versione desktop da un browser mobile. Questa è la cosa più ridicola: dovrei pagare per un sito che potrei vedere identico su una macchina diversa.

Ovviamente sono degli incapaci e cambiano l'user-agent (jailbreak ftw) ti lasciano visitare senza problemi la versione full.

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