Si, il cinema 3d può anche morire

Come spesso in queste settimane, ieri sono finito di nuovo all’IKEA. L’IKEA sta vicino al cinema multisala, e così sono andato a vedere Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, in lussuosa modalità 3D-HFR, come non suggerito dall’Ing. pochi post fa.

La cosa forse non comune è che io avevo già visto la versione 2D il mese scorso, in una decente sala del Regno Unito. Solo le continue recensioni che parlavano bene del 3D-HFR (rrobe, Z, etc.), complice il resto della famiglia, mi hanno incuriosito abbastanza da guardarlo una seconda volta.

Perché il film è lungo, e sebbene bello non è un così elevato esempio di cinematografia da farmi andare due volte al cinema. Ma del film se ne può discutere un’altra volta, perché oggi volevo scrivere soltanto a proposito del 3D e dell’HFR.

Non serve a niente

Sono uscito dalla prima visione, quella con due sole dimensioni, chiedendomi in effetti se avevo fatto la scelta giusta. Chiaramente moltissime scene erano state filmate per il 3D, quindi la versione vista da me era un misero appiattimento, un’ombra dell’originale come progettato nella testona di Peter Jackson.

Dopo aver visto la versione 3D ho capito che no, non era il caso. Non è semplice spiegare perché, ma in prima approssimazione il motivo è che guardando il 2d non noti alcuna mancanza. Da un lato il cervello è bravo a intuire la terza dimensione a partire da ombre, messa a fuoco e dimensioni relative; dall’altro il movimento della telecamera ti permette di vedere la profondità da diversi angoli, ricostruendo nella tua testa la tridimensionalità.

Un esempio? Una volta ho fatto due foto dall’aereo, sopra le alpi. La tridimensionalità non c’è, la intuisce la vostra testa dal movimento relativo delle diverse parti della scena.

Il Cervino, in pseudo-3d

L’altra cosa che aspettavo di godere erano i bellissimi paesaggi della Nuova Zelanda, sfondo di molte scene e panoramiche. E di nuovo sono rimasto deluso, scoprendo un piccolo dettaglio che nelle mie precedente visioni 3D non avevo notato: il 3D non ha alcun effetto sui paesaggi di fondo, perché sono all’infinito della prospettiva. Due controprove: togliendo gli occhiali sono perfettamente a fuoco, e chiudendo un occhio non cambia nulla.

Per contro, i personaggi in primo piano sembravano un po’ applicati sopra fondali così profondi e lontani, ma alla fine bidimensionali, dando un effetto “sfondo verde” a qualcosa che in realtà era filmato sul posto!

Ulteriore fastidio, il 3D-HFR continua a sfarfallare in alcune scene più movimentate, rendendole confusionarie e stancanti. Nell’ultimo terzo del film mi sono ritrovato più volte a chiudere un occhio (in senso letterale) o a sollevare gli occhialini per cercare un momento di riposo.

Degli immancabili oggetti lanciati verso gli spettatori è inutile lamentarsi, visto che sono diventati inevitabili.

L’alta frequenza funziona

Oltre ad essere proiettato in 3D, la lussuosità del Lo Hobbit in questione era quella dell’HFR, il doppio dei frame-per-secondo dei normali film. Jackson aveva spinto per questa cosa, dato che una maggiore frequenza avrebbe reso il 3D più fluido.

In realtà raddoppiare i frame renderebbe anche la versione 2D più fluida, mentre per il 3D la cosa importante è che dovrebbe renderlo più sopportabile. Invece la pellicola 2D è stata prodotta riducendo il film ai normali 24fps, forse per compatibilità con i proiettori più vecchi? Forse per convincere la gente a guardare l’altra? Cospirazione!

Eppure, uscito da questo cinema ho pensato che avrei visto volentieri una versione 2D-HFR, perché la differenza si nota. All’inizio il film sembra leggermente accelerato, saltano all’occhio le fiamme delle candele che si muovono con inaspettata agilità. Una volta superato il primo stupore, però, la nitidezza delle immagini è notevole, e fa piacere. Sparisce fra i vari dettagli del film a cui si presta meno attenzione, ma che costantemente ti permettono di apprezzare maggiormente le immagini sul grande schermo.

Solo ogni tanto, soprattutto sugli interni, il movimento degli attori sembra un poco artificiale. È quell’effetto “sit-com” o serie tv, che magari è più una questione di abitudine che altro.

Infine non ho notato alcuna differenza di luminosità: le immagini mi sembravano variare in brillantezza come al solito, e diventavano più scure tirando giù gli occhialini.

Poteva andare peggio

Per chiudere, direi che questo è l’ultimo film che vado a vedere in 3D. Avevo già smesso tempo fa, ma avevo voluto dare una possibilità alla nuova tecnologia. Ho sbagliato, per mia ignoranza: il 3D-HFR è pur sempre composto da due parti: l’alta frequenza che rende le immagini più fluide, ed il 3D che con un effetto ottico applica al film una pseudo-tridimensionalità. Questa non varia, non diventa più realistica e non migliora il film raddoppiando i frame-per-secondo.

Quindi se vi piace il 3D, continuerà a piacervi; se non vi piaceva prima, non cambierete idea.

E se qualcuno ha fatto la controprova, guardando prima il 3D e poi il 2D, ce lo faccia sapere.

Cercate altrove

Fra televisione e cinema, questi ultimi anni hanno visto un sacco di “rivoluzioni” il cui fine principale sospetto sia fare più soldi, semplicemente. Posso però consigliare due cose che secondo me possono fare la differenza nella visione di un film.

La prima è facile: guardatevelo in lingua originale. Lo Hobbit doppiato è una sofferenza, la traduzione a tratti orripilante e le voci una tristezza. In inglese i personaggi bisbigliano, sospirano, alzano e abbassano la voce; in italiano vociferano a volume costante, come seduti in salotto, e con quattro espressioni predefinite 🙁

La seconda mi è capitata per caso, e non so se si ripeterà mai. Un paio d’anni fa ho visto Odissea nello Spazio al cinema, in una rara versione filmata a 70mm, e sono rimasto a bocca aperta. La quantità di dettagli visibili ogni dove era impressionante, e mi ha fatto ammirare e godere un film che avevo in precedenza guardato a fatica, con noia.

Un po’ come andare a teatro e vedere Patrick Stewart e Ian McKellen che aspettano Godot, ma questa è un’altra storia.

Stewart ed McKellen in Aspettando Godot

dreadnaut

Dreadnaut è un anziano signore che si lamenta dei giovani sugli autobus —insomma, è una vergogna— ed osserva il mondo che passa. Scrive di tanto in tanto su R'Lieh, ma è di casa altrove.

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